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Dominio e sottomissione

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Remo Bodei - Dominio e sottomissione.

Remo Bodei - Dominio e sottomissione

 
Dando un veloce sguardo a fenomeni di lunga durata, è facile constatare che tra gli animali esistono rigide gerarchie – basti pensare ad api, termiti o formiche –, ma che in nessun caso si possono osservare tra loro prestazioni lavorative diverse da quelle codificate dall’evoluzione. A un certo punto della loro storia, con la fine del nomadismo e la comparsa della guerra come continuazione della caccia e delle schermaglie accidentali, solo gli uomini, invece di mangiare o uccidere i propri nemici, li hanno trasformati in schiavi, utilizzandoli a scopi economici....

 

Malgrado gli evidenti vantaggi apportati, la meccanica, mechane, parola che in greco significava «astuzia», venne esclusa dal novero delle scienze (che in verità si riducevano alla matematica e all’astronomia), le macchine furono considerate artifici contro natura, trucco umano per ingannarla, e i «meccanici», che le fabbricavano o le facevano funzionare, individui socialmente inferiori rispetto a quanti praticavano le «arti liberali».

Si è dovuti giungere fino a Galilei per dimostrare che la meccanica è «razionale» e che l’astuzia non consiste nel raggirare la natura, ma nel far risparmiare le energie umane e animali, utilizzando mezzi che costano molto meno. Dall’impulso che lo scienziato pisano imprime alla meccanica nasce teoricamente la nostra civiltà delle macchine che non hanno più bisogno di essere sottoposte a posteriori a prove sperimentali per accertarne il funzionamento.

Sebbene questo genere di macchine risparmi la forza fisica umana, esso non è ancora «intelligente». Perché lo diventi, occorre che maturino le premesse stabilite da Leibniz nello scaricare i «pensieri ciechi» umani, immagini o simboli privi di coscienza, in macchine calcolatrici, così da lasciare libera la mente di dedicarsi a compiti più elevati.

Oggi i dispositivi dotati di Intelligenza Artificiale (IA) e capaci di imparare sono quasi dovunque intorno a noi. A due secoli e più dalla prima Rivoluzione industriale – che ha virtualmente eliminato la schiavitù non più conveniente dal punto di vista economico – una serie di problemi ritornano ingigantiti e in vesti nuove: il ruolo delle macchine nella disoccupazione tecnologica; le trasformazioni psichiche e sociali dell’identità umana per effetto dei radicali cambiamenti in corso; la convivenza tra intelligenza umana e dispositivi provvisti di IA; la diminuzione o la tendenziale scomparsa del posto di lavoro fisso, che segmenta la vita degli individui; il dilemma se questi congegni (robot, computer o apparecchi vari) finiranno o no, come alcuni temono, per dominarci, trasformandoci di fatto nei loro schiavi; l’uso che sapremo fare, almeno nelle zone più fortunate del pianeta, dell’enorme quantità di tempo libero che sarà generato dall’applicazione ai processi produttivi delle macchine di ultima generazione. Invece di «ammazzarlo», saremo in grado di ricomporre noi stessi, attraverso opportune tecniche che interrompano la sua spontanea deriva, con effetti che riguarderebbero però solo la dimensione privata degli individui?

 

Nella loro ambiguità intrinseca le nuove tecnologie rivelano ora il proprio classico carattere di pharmakon, rimedio e veleno, e impongono una riformulazione dei compiti di facoltà che ritenevamo unicamente nostre – ragione, volontà, immaginazione – e che ora, emigrate all’esterno dei corpi viventi, modificano la nostra condizione di esseri che, venuti al mondo senza saperlo e volerlo, devono a tappe forzate orientarsi e impadronirsi di alcuni frutti della civiltà (ordine artificiale da imporre a quello naturale).

A partire da radici profonde e premesse lontane, questo libro costituisce il tentativo di pensare, a largo raggio, alcune delle questioni che oggi più ci premono e di delineare i possibili scenari in cui saranno inserite.