LIBRI

ELITES E POPULISMO LA DEMOCRAZIA NEL MONDO DELLA VITA di Vincenzo Costa

modelli politici ed elettorali importati  da altri paesi

Elites e populismo. La democrazia nel mondo della vita di Vincenzo Costa sostiene  una  tesi  fondamentale:  il  populismo  è  la  reazione,  malata,  a  una chiusura  delle élite  e  al blocco  della circolazione del senso tra mondo della   vita   quotidiana   e   sfera   politica. Pertanto,  il  populismo  potrà  essere superato  solo  nella  misura  in  cui  si riaprirà   la   circolazione   delle   élite, che non è solo mobilità sociale e politica  di  persone,  ma  una  circolazione attraverso cui esigenze, modi di sentire,  desideri  e  aspirazioni  del  mondo della  vita  possono giungere  a  rappresentarsi  nella  sfera pubblica  e  istituzionale.

Senza   questa   circolazione,   i   senza potere  avvertono  la  democrazia  come qualcosa  a  cui  non  hanno  accesso,  la esperiscono  come  una  possibilità  che non  può  essere  agita,  come  qualcosa che non rappresenta un’effettiva possibilità di  azione per la loro  vita e, dunque,  come  una  democrazia  inutile  o una  democrazia  degli  altri. In  questo  senso,  secondo  Costa,  il malfunzionamento  e  la  crisi  della  democrazia  non  potranno  essere  risolti attraverso una sorta  di ingegneria istituzionale,   dunque   introducendo   nel nostro paese modelli politici ed elettorali importati  da altri paesi e  da altri contesti  di  senso,  ma  dalla  riapertura dello  scambio  comunicativo  tra  mondo della  vita  e  sfera  istituzionale.

Il  populismo viene  dunque interpretato  come una  reazione  a questa  chiusura   oligarchica,   che   è   innanzitutto una  chiusura  culturale attraverso  cui  i ceti intellettuali e politici si trincerano dietro  una supposta  superiorità morale,  intellettuale  e  culturale.  Ci  troviamo di fronte a una situazione esplosiva, in cui un’élite priva di capacità di egemonia culturale e strumenti interpretativi capaci di cogliere le dinamiche del mondo  della vita  ha tuttavia  un potere immenso,  per cui  emerge una  enorme crisi   di   legittimazione  che   coinvolge non soltanto le élite ma le stesse strutture  istituzionali.

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La Repubblica transitoria - Giovanni Guzzetta

L’idea dell’incompiutezza della Repubblica italiana

A DIFFERENZA DELLE GRANDI DEMOCRAZIE consolidate, l’Italia, in tutta la sua storia repubblicana, è stata segnata da una fondamentale anomalia di sistema. Accanto alla fisiologica lotta tra i partiti, è stato sempre, in ogni momento storico, pressoché unanimemente riconosciuto che le «regole del gioco», la cornice entro cui si doveva svolgere la partita della vita pubblica, non fossero stabilizzate una volta per tutte, ma che gli assetti politico-istituzionali fossero connotati da una intrinseca provvisorietà, legata ai condizionamenti della situazione storica congiunturale. Così, accanto allo scontro politico-elettorale vi è sempre stato un dibattitto sulla necessità di dare compimento alla democrazia italiana, senza il quale anche l’architettura istituzionale, le consuetudini, le prassi, non avrebbero potuto considerarsi definitive e il nostro Stato finalmente approdato a una condizione di democrazia «matura».

L’idea dell’incompiutezza della Repubblica italiana si manifesta sin dall’Assemblea costituente e dalla consapevolezza della provvisorietà e contingenza di molte scelte, dovute alla particolare condizione del momento storico.

 

Da allora, in ogni fase di sviluppo politico del Paese, non è mai mancato il riferimento a un «compimento» non ancora raggiunto.

Prima per le divisioni ideologiche dovute alla Guerra fredda, poi per il crollo della c.d. prima Repubblica1 e per la necessità di definire le regole della seconda, oggi a causa dell’aprirsi di un nuovo scenario post elettorale che addirittura ci proietterebbe nella «terza» Repubblica, la vita politica italiana è sempre stata interpretata all’insegna dell’eccezionalità, dell’anomalia e, frequentemente, dell’emergenza.

Ed è così che si è fatta strada l’idea della «transitorietà» delle scelte e delle soluzioni. Ne è nata una vera e propria narrazione della vicenda politica italiana, in cui, mentre si rinviava a un indefinito futuro il momento della raggiunta «normalità», si giustificavano soluzioni congiunturali di ogni tipo, non solo con riferimento alle formule politiche, ma anche all’interpretazione delle regole del gioco.

Abbiamo assistito in questo modo, alla nascita di una «costituzione parallela», germogliata nelle maglie lasciate aperte da quella formale, che ha offerto sviluppi del tutto imprevisti e persino, all’origine, ritenuti di dubbia legittimità.

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