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LAVORO

Babele Cig da semplificare

Mentre la politica è impegnata nella  ricerca di fondi per rifinanziare gli ammortizzatori sociali e far fronte all’emergenza, gli imprenditori sono  quotidianamente alle prese con una  giungla di regole diverse, a seconda  della tipologia di sussidio da attivare.

Dopo il Dl cura Italia infatti la situazione, sul fronte procedurale, si è persino complicata e si contano ben 14 istituti e circa 20 causali diverse. Talvolta sono addirittura quasi sovrapponibili, come per la cassa integrazione ordinaria e la cassa integrazione straordinaria dove c’è una forte similitudine tra la causale crisi d’impresa “per  eventi imprevisti” (Cigs), e quella relativa agli “eventi transitori e non imputabili all’azienda” (Cigo). Senza dimenticare che dallo scorso 23 febbraio si è aggiunta un’altra opzione ad esse piuttosto vicina, la causale speciale  emergenziale Covid-19.

Un vero ginepraio perché abbiamo una pluralità di istituti, ciascuno con più causali, che si applicano a tipologie di datori di lavoro diversi, con regole oltretutto differenti. Nell’ambito del lavoro autonomo esistono misure emergenziali quali, da ultimo, il Fondo per reddito di ultima istanza, nel  lavoro subordinato esistono istituti come le già citate Cigo (4 causali) e Cigs (4 causali, compreso il contratto di solidarietà). C’è poi la Cigd (tre regimi diversi, più la nuova cassa in deroga  con causale Covid-19). Va poi annoverato il Fis (fondo di integrazione salariale che ha l’assegno ordinario con 4 causali e l’assegno di solidarietà con  una causale), i fondi bilaterali, il contratto espansione.

«L’attuale emergenza ha messo gli imprenditori di fronte alla dura realtà di capire in quale regime sono, quale  causale possono attivare e, non da ultimo, di sapere cosa in concreto devono fare per l’attivazione dell’ammortizzatore sociale sostiene Marco Marazza, ordinario di diritto del lavoro all’università Cattolica di Roma, big della  consulenza alle imprese -. L’estrema  frammentazione crea difficoltà applicative, ma a questa realtà già complessa si aggiungono le nuove causali del decreto legge 18, allungando di fatto la lista di opzioni disponibili e di procedure da rispettare. Sarebbe opportuna una robusta operazione di semplificazione, di unificazione di procedure, e anche una razionalizzazione tra strumenti esclusivamente pubblicistici e  quelli gestiti dalla bilateralità».

Il quadro è caotico. Qualche esempio? «I datori che non hanno Cigo o Cigs aggiunge il professor Marazza dovrebbero avere i Fondi bilaterali e,  se non hanno questi fondi, finiscono  nel Fis se hanno più di 5 dipendenti. Se invece hanno Fondi bilaterali applicati che coprono solo alcune causali (ad  esempio crisi, ma non eventi imprevisti), non possono accedere al Fis e,  quindi, a fronte di un evento non coperto dal loro fondo, dovrebbero ricorrere alla Cigd, se disponibile». I tempi procedurali non coincidono con l’emergenza vissuta sul territorio da lavoratori e imprese, che richiede  risposte rapide. «Per alcuni istituti come la Cigd, la realtà è ancora più complicata prosegue Marazza c’è una  normativa nazionale che demanda  l’attivazione dello strumento alle regioni e agli accordi sottoscritti in sede aziendale con i sindacati. Con la differenza tra la Cigd ordinaria che obbliga ad accordo aziendale, e quella emergenziale Covid-19 che invece lascia la scelta, se è necessario o meno procedere all’accordo aziendale, all’intesa  tra regione e parti sociali.

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Smart working avanza nelle imprese

Smart working avanza nelle grandi imprese

Nelle  grandi  aziende,  la  parola d’ordine con i genitori è flessibilità. Con la chiusura delle scuole, dovuta all’emergenza sanitaria del Covid-19, nella quotidianità di milioni di famiglie è arrivato lo smart schooling o smart learning. Anche per aiutare mamme e papà, le aziende che lo avevano già introdotto hanno potenziato al massimo lo smart working, che sta progressivamente perdendo  il  limite  di  uno  o  due giorni alla settimana. I due strumenti, soprattutto per chi ha figli piccoli, non sono completamente compatibili perché il lavoro chiede concentrazione e i bambini chiedono attenzione. E, dal momento che i più a rischio in questa emergenza sanitaria sono gli over 65, anche il welfare dei nonni è in una certa misura fuori gioco. Così è soprattutto il welfare privato, in attesa che il Governo prenda decisioni, a fare la sua parte per fronteggiare l’emergenza anche con permessi retribuiti,  ferie  autorizzate  immediatamente, orari molto flessibili e mettendo in campo tutti i servizi che sono previsti dalla contrattazione di primo e secondo livello. Ma vediamo nel dettaglio alcune storie di grandi imprese.

Smart working  e voucher baby sitter

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, Eni oltre allo smart working, sta adottando la massima flessibilità, «con ogni singolo caso che viene opportunamente  gestito  dai  responsabili di unità», assicura la società. Nel welfare Eni c’è poi la possibilità di convertire parte del premio di partecipazione in flexible benefit, quali servizi di assistenza ai familiari e supporto nella cura e nelle attività scolastico-ricreative dei figli. Da Enel oltre al potenziamento dello smart working, ricordano di aver già attivato da tempo una serie di iniziative e servizi per venire incontro alle esigenze familiari dei colleghi: «Tra quelli più utili in questo periodo ci sono i servizi convenzionati di baby sitter, badanti o aiuto compiti, nonché quello della spesa a domicilio. I costi possono essere portati a rimborso con il sistema di welfare, con uno sgravio dei costi del 20% e un premio aggiuntivo di Enel del 15%. Quindi con un minor costo totale del 35%».

 

 

Banca delle ore  e permessi retribuiti 

Il contratto nazionale dei bancari e tutta la contrattazione di secondo livello di settore offrono numerosi strumenti che si stanno rivelando  utili in questa fase, dalla banca delle ore ai permessi retribuiti, alla solidarietà volontaria. Intesa Sanpaolo ha incrementato lo smart working che oggi riguarda 19mila colleghi in Italia e 3.500 all’estero, intervenendo anche con dotazioni aggiuntive di Pc. La possibilità di lavorare in remoto, oltre agli strumenti di welfare nazionale  e  di  gruppo,  come  per esempio i recuperi di banca delle  ore, la solidarietà volontaria, la banca del tempo stanno facilitando anche l’esigenza di assistere i figli a casa da scuola. UniCredit per aiutare i dipendenti a gestire situazioni familiari di particolari difficoltà nelle zone rosse e gialle ha adottato il flexible working. Quando il lavoro a distanza non è possibile, dalla banca spiegano che vengono riconosciuti permessi  retribuiti  per  aiutare  a fronteggiare situazioni eccezionali come  quella  rappresentata  dalla  chiusura delle scuole, in riferimento ai figli di minore età. Tutto questo ovviamente avviene previa valutazione e approvazione dei responsabili. In ogni caso il gruppo di piazza Gae Aulenti ha dato la disponibilità ad estendere il flexible working anche per più giorni alla settimana in tutte le aree, ove necessario. Banco Bpm sta andando incontro alle richieste delle colleghe e dei colleghi con tutte le forme di flessibilità possibili previste dalla banca, per soddisfare  le  diverse  esigenze.  Alcuni esempi sono l'ampliamento dello smart working, la flessibilità degli orari in entrata e in uscita, i permessi retribuiti. Da illimity, la banca fondata di Corrado Passera, tutti stanno facendo smart working e il wallet previsto dal secondo livello di contrattazione consente anche di acquistare servizi di baby sitting e cura.

 

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Informatici e i nuovi profili per l’arteSmart working avanza nelle impreseBabele Cig da semplificare